Roma, 13 mag. (askanews) – Non decolla il dialogo sulla legge elettorale. All’indomani del giro di telefonate dei capigruppo di maggioranza alla Camera con i loro omologhi dell’opposizione, al tavolo del centrodestra si siedono soltanto Azione, il Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin e le autonomie. E il giudizio sulla proposta di riforma del centrodestra non è positivo: “Esorto Meloni a prendere la legge elettorale, metterla in un cestino, tanto è per metà incostituzionale, e lavorare su ciò che conta”, il giudizio di Carlo Calenda.
Il confronto a questo punto sarà in commissione Affari Costituzionali alla Camera dove proseguono dal 28 aprile a spron battuto le audizioni e in tre giorni saranno concluse. Il timing immaginato dal presidente Nazario Pagano (Fi), oltre a quelle già programmate per domani, è di audire i restanti esperti martedì 19 e mercoledì 20, chiudendo quindi con una settimana di anticipo rispetto a quanto ipotizzato. L’esame della riforma entrerà quindi nel vivo con l’adozione di un testo base – che con molta probabilità sarà la proposta del centrodestra allargata al voto all’estero e ai fuori sede – e la fase emendativa che porterà sicuramente a dei cambiamenti.











