Ileader del centrodestra si preparano al secondo round sulla legge elettorale.
E che sia a brevissimo, forse anche nelle prossime ore, o nel giro di qualche giorno, l'obiettivo è chiaro.
Correggere tecnicamente alcuni aspetti della riforma - a partire dal premio di maggioranza - superare rischi o spauracchi (in primis quello di inciuci che portino ai temutissimi governi tecnici) e aprire più concretamente al dialogo con le opposizioni. A quel punto - nei desiderata del centrodestra - si potrebbe dare una sferzata alla proposta di legge (che è al centro di decine di audizioni in commissione Affari costituzionali della Camera, per tutto il mese) perché proceda spedita e in tempo per le Politiche del 2027. Difficile però farlo in solitudine: con il centrosinistra tocca fare i conti e quindi trattare - è la linea indicata ai piani alti del governo - anche se per ora il 'no' alla proposta resta ferreo. Anzi "irricevibile" nelle parole di Elly Schlein. Che il nuovo vertice sia a breve - come emerso nei giorni scorsi - o in settimana dipende essenzialmente dall'incrocio di impegni e agende fra leader e ministri. In ogni caso appena possibile, ci sarà un confronto più chirurgico sulla riforma elettorale. Necessario, dopo il primo vertice del 6 maggio. Concluso dopo un'ora e mezza con la rassicurazione di Matteo Salvini: "Procederemo dritti", disse allora il leader leghista. Ma non tutto è stato risolto e sul tavolo restano nodi e differenze. Sia interne alla coalizione, sia con il fronte opposto da cui, però, a questo punto non si può prescindere. Va letto probabilmente in questo senso l'impegno del segretario azzurro Antonio Tajani ad "andare avanti parlando anche con le opposizioni" o la previsione del presidente del Senato, Ignazio La Russa: "Se c'è la volontà politica si approverà". E la priorità ora è il premio di maggioranza: nel testo del centrodestra, spetta a chi supera il 40% dei voti che così guadagna 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Un premio troppo alto, denunciano le opposizioni in coro. E' "abnorme e distorce la rappresentatività", per Giuseppe Conte del M5s che taglia corto: "E' una riforma da bocciare".













