I leader del centrodestra si preparano al secondo round sulla legge elettorale. E che sia a brevissimo, forse anche nelle prossime ore, o nel giro di qualche giorno, l’obiettivo è chiaro. Correggere tecnicamente alcuni aspetti della riforma - a partire dal premio di maggioranza - superare rischi o spauracchi (in primis quello di inciuci che portino ai temutissimi governi tecnici) e aprire più concretamente al dialogo con le opposizioni. A quel punto - nei desiderata del centrodestra - si potrebbe dare una sferzata alla proposta di legge (che è al centro di decine di audizioni in commissione Affari costituzionali della Camera, per tutto il mese) perché proceda spedita e in tempo per le Politiche del 2027.
La linea dei dem
Difficile però farlo in solitudine: con il centrosinistra tocca fare i conti e quindi trattare - è la linea indicata ai piani alti del governo - anche se per ora il ’no’ alla proposta resta ferreo. Anzi “irricevibile” nelle parole di Elly Schlein. Che il nuovo vertice sia a breve - come emerso nei giorni scorsi - o in settimana dipende essenzialmente dall’incrocio di impegni e agende fra leader e ministri. In ogni caso appena possibile, ci sarà un confronto più chirurgico sulla riforma elettorale. Necessario, dopo il primo vertice del 6 maggio. Concluso dopo un’ora e mezza con la rassicurazione di Matteo Salvini: “Procederemo dritti”, disse allora il leader leghista. Ma non tutto è stato risolto e sul tavolo restano nodi e differenze. Sia interne alla coalizione, sia con il fronte opposto da cui, però, a questo punto non si può prescindere. Va letto probabilmente in questo senso l’impegno del segretario azzurro Antonio Tajani ad “andare avanti parlando anche con le opposizioni” o la previsione del presidente del Senato, Ignazio La Russa: “Se c’è la volontà politica si approverà”.














