na serie di limature concordate tra i leader negli ultimi vertici di maggioranza. Il centrodestra si appresta a mettere mano alla riforma della legge elettorale e a farlo direttamente in sede di messa a punto del testo base in commissione e non, invece, attraverso emendamenti. Non adottare direttamente il testo a prima firma Bignami per poi modificarlo, non è, nei fatti, una pura formalità tecnica ma si tratta invece di una formula che consente da un lato di blindarsi al proprio interno, rinnovando in qualche modo il sigillo di tutta la maggioranza sotto il testo, e dall'altro anche di guadagnare tempo nel timing della legge.

Tanto è vero che il centrodestra, nella prossima capigruppo sulla programmazione dei lavori alla Camera - prevista per mercoledì - vorrebbe chiedere che il testo sia all'odg in Aula a giugno: una opzione che lascerebbe anche spazio per tentare, entro l'estate, di ottenere il via libera anche del Senato. La prima modifica sul piatto riguarda l'innalzamento al 41 o - più probabilmente - al 42% della soglia oltre la quale si ottiene il premio di maggioranza. Dall'altra parte, si lavora all'abbassamento - da 230 a 220 o 222 - del numero dei seggi massimi che si possono ottenere alla Camera sommando quelli proporzionali al premio di 70 (che resterebbe così invariato). Tra le modifiche in pista anche l'eliminazione del ballottaggio e la non assegnazione del premio in caso di un esito elettorale discordante tra Camera e Senato. Resterebbe, invece, fuori dal pacchetto delle modifiche la questione delle preferenze, sulla quale, in ogni caso, sia FdI che Nm hanno preannunciato un emendamento. Si tratta di ritocchi che vengono anche incontro a una serie di indicazioni emerse durante le audizioni dei costituzionalisti in commissione. E recepirle può, nei fatti, rappresentare sia un ulteriore segnale di fumo all'opposizione che un modo per mettersi al riparo da eventuali possibili rilievi della Consulta.