Milano – C’è una domanda che manca nel dibattito sulla riforma della medicina generale: come faremo a sapere se ha funzionato?
Non è una domanda teorica. Il decreto ridisegna il lavoro di circa cinquantamila medici di famiglia e riguarda la vita di quasi sessanta milioni di cittadini. Introduce le Case di Comunità, nuovi modelli organizzativi, un sistema articolato di remunerazione e un insieme di indicatori per monitorarne l’attuazione.
Il punto è proprio questo: che cosa misurano quegli indicatori.
Medici di famiglia (archivio)
Nella versione attuale, la gran parte riguarda la presenza e l’organizzazione del lavoro: quante ore i medici trascorrono nelle strutture, se utilizzano gli strumenti digitali, se garantiscono la copertura dei turni. Solo una misura prova a intercettare un risultato percepibile dai cittadini, come la riduzione degli accessi impropri al pronto soccorso — e anche in questo caso è difficile attribuirlo con precisione al lavoro del singolo medico.












