Il sistema sanitario italiano era stato progettato su un massimale di 1.500 assistiti per medico con un rapporto ideale di un medico ogni 1.200 residenti. Con il tempo però è cresciuta la quota di medici che superano la soglia dei 1.500 attraverso deroghe regionali o locali. Nel 2012 erano il 27,3% i medici con un sovraccarico, nel 2021 il 42,1%, nel 2022 il 47,7% fino a superare il 52% nelle stime del 2024 e 2025. Oggi quindi più della metà dei medici di famiglia lavora oltre il limite teorico di sostenibilità.
«Il vero problema non è tanto raggiungere il limite dei 1.500, quanto la velocità con cui aumentano i pazienti a noi medici di base e che tipologia di pazienti», spiega a Open Carlo Curatola dell’Esecutivo Nazionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG). «Quando ho iniziato a lavorare io la crescita di pazienti era più graduale, avevi tempo di conoscere bene il paziente dal punto di vista clinico e instaurare un rapporto di fiducia. Ora aumentano più velocemente in tempi più brevi. E, a causa dell’invecchiamento della popolazione, si tratta di un aumento di pazienti con una complessità clinica maggiore», spiega a Open.
Nel 2019, ultimo anno prima della pandemia, la media nazionale era di circa 1.224 assistiti per medico. Nei successivi anni il numero è cresciuto arrivando a 1.260 nel 2021, a 1.324 nel 2022 e a 1.353 all’inizio del 2023. Le rilevazioni più recenti, aggiornate al 1° gennaio 2024, indicano una media nazionale di 1.374 assistiti per medico di medicina generale. In cinque anni ogni medico si è trovato quindi a gestire, in media, circa 150 pazienti in più, con un impatto rilevante sulla quotidianità lavorativa anche per via della maggiore complessità clinica legata alle patologie croniche. E negli anni successivi le stime indicano che il numero è aumentato ancora.







