Per lungo tempo demonizzate, relegate nella “lista nera” della nutrizione a causa del loro contenuto di colesterolo e considerate un potenziale fattore di rischio per la salute cardiovascolare, le uova sono state in parte “riabilitate” negli ultimi decenni di ricerche nel campo della scienza della nutrizione, che ne ha scoperto un profilo nutrizionale denso e sfaccettato. Un’operazione che oggi continua e si sposta dal cuore al cervello con uno studio longitudinale pubblicato sul Journal of Nutrition che suggerisce come alcuni dei macronutrienti delle uova esercitino anche un effetto neuroprotettivo capace di contrastare i processi degenerativi tipici dell’età e di disturbi come la malattia di Alhzeimer: i risultati del lavoro suggeriscono che mangiare un uovo al giorno per almeno cinque giorni a settimana riduce il rischio relativo (cioè rispetto a un gruppo di controllo che non ne mangia affatto) di Alzheimer addirittura fino al 27%.

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DI IRMA D'ARIA

Cosa dicono i dati

La ricerca, condotta da un’équipe di scienziati della Loma Linda University Adventist Health Science Center, si basa sui dati raccolti dall’Adventist Health Study-2 (Ahs-2), un grande studio prospettico che ha monitorato le abitudini di vita e di salute dei fedeli della Chiesa cristiana avventista del Settimo Giorno americana. Gli autori, in particolare, hanno incrociato i dati relativi all’alimentazione di quasi 40mila partecipanti, tutti over 65, con i registri medici del programma Medicare, per un periodo di osservazione medio di quasi quindici anni e mezzo. Al termine del follow-up, 2.858 soggetti avevano ricevuto una diagnosi clinica di Alzheimer: i risultati dell’analisi hanno mostrato che all’aumentare del consumo di uova calava l’incidenza della patologia: “Rispetto a non mangiare mai uova”, ha spiegato Joan Sabaté, professore di salute pubblica alla Loma Linda e coordinatore del gruppo che ha condotto lo studio, “mangiarne almeno cinque a settimana può ridurre il rischio di Alzheimer”. Nello specifico, chi consumava uova dalle 2 alle 4 volte a settimana mostrava una riduzione del rischio relativo del 20%, mentre chi superava le 5 porzioni settimanali sfiorava una diminuzione del 27%.