Mangiare carne, in alcune condizioni genetiche, potrebbe ridurre il rischio di Alzheimer. Se per anni il suo consumo è stato al centro di un acceso dibattito tra nutrizionisti e ricercatori, spesso associato a rischi per la salute, soprattutto cardiovascolare, ora una nuova ricerca potrebbe cambiare tutto. Secondo uno studio pubblicato su Jama Network Open, almeno per alcune persone con una specifica predisposizione genetica, mangiare più carne - in particolare non lavorata - potrebbe avere un effetto protettivo contro l’insorgenza della demenza.

Nello studio pubblicato su 'Jama Network Open', scienziati del Karolinska Institutet svedese - quello che ogni anno assegna il Nobel per la Medicina - hanno osservato che «le persone anziane con un rischio genetico di malattia di Alzheimer» associato alle varianti ApoE 3/4 o ApoE 4/4 «non hanno mostrato l'atteso aumento del declino cognitivo e del pericolo di demenza se consumavano quantità relativamente elevate di carne», specie se «non lavorata». Secondo gli autori i risultati - da confermare con ricerche disegnate ad hoc per valutare meglio i rapporti causa-effetto - potrebbero aiutare a definire consigli dietetici più personalizzati per proteggere la salute del cervello.