Mangiare poca carne di maiale potrebbe aiutare a vivere più a lungo. Messa da parte in tante dieta, questa particolare carne - amata in tante cucine regionali italiane, dal porceddu della Sardegna ai salumi dell'Emilia Romagna - potrebbe riprendersi una piccola rivincita dopo anni di feroci campagne "nazivegane".
In uno studio americano della South Dakota State University, pubblicato su Current Developments in Nutrition, un team di ricercatori ha scoperto che l'introduzione di carne di maiale "minimamente lavorata" in una dieta a base vegetale potrebbe avere un effetto positivo sui biomarcatori dell'invecchiamento cognitivo e fisico.
Recentemente è tornato alla ribalta l'allarme sul prosciutto cotto, da tempo inserito dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) nella lista dei cancerogeni di tipo 1. Gli scienziati hanno valutato il regime alimentare di un gruppo di persone tra i 35 e i 65 anni per 8 settimane. Ai partecipanti è stata assegnata in modo casuale una dieta contenente carne di maiale magra minimamente lavorata come fonte primaria di proteine, oppure ceci, lenticchie, piselli spezzati e fagioli neri.
La carne di maiale è stata arrostita in un forno a girarrosto, utilizzando solo olio d'oliva e sale, per consentire al grasso in eccesso di scolare naturalmente durante la cottura. Ogni pasto includeva alimenti vegetali e una quantità moderata di uova, latticini e oli vegetali. Dopo un periodo di prova di 8 settimane, è stata prevista una sospensione di 2 settimane in cui i partecipanti hanno potuto mangiare normalmente. Sono stati raccolti campioni di sangue all'inizio e alla fine di ogni fase della dieta.






