Nell’affollata classifica degli sprechi dei Comuni italiani la piccola Pompeiana – borgo incantevole immerso negli ulivi del ponente ligure – si guadagna oggi una posizione di tutto rilievo.

La storia è quella di un lago artificiale che sarebbe dovuto servire per raccogliere l’acqua piovana a fini irrigui. Un progetto sostenibile al servizio dell’agricoltura: nessuno ebbe quindi da ridire quando ottenne un finanziamento ministeriale, il 25 maggio del 2001.

E l’invaso venne anche costruito, però tra responsabile del progetto, direttore dei lavori, sindaci, assessori, amministratori di un’azienda speciale costituitasi ad hoc, nessuno si accorse che la membrana che doveva rendere impermeabile la conca e quindi conservare l’acqua, poggiava su un fondo di pietre «particolarmente appuntite e taglienti» che avrebbe bucato il rivestimento.

Si decise così di autorizzare una variante per acquistare una membrana «più spessa del 400%». I lavori si conclusero nel 2007 ma il risultato fu un vero e proprio buco nell’acqua. Anzi, più buchi.

Scrivono i magistrati della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Liguria che «attualmente il laghetto collinare, protagonista dell’intera vicenda, versa in uno stato di totale abbandono».