Ilavori non sono mai iniziati. Le fatture, invece, piovevano copiose. È quanto capitava nella truffa sul Superbonus 110% scoperta dalla Guardia di finanza di Torino: una società edile del capoluogo piemontese avrebbe prodotto tutta la documentazione necessaria per ottenere quasi sette milioni di euro di crediti fiscali, senza aver mai realizzato un cantiere.

Il meccanismo della frode sui crediti d'imposta

Il bersaglio erano i condomini di un complesso immobiliare torinese, ai quali era stato prospettato l'allettante scenario dei lavori «a costo zero»: sconto in fattura, cessione del credito alla società, nessun esborso. In cambio, la firma su un contratto d'appalto per interventi da completare entro il 31 dicembre 2023. Gli interventi, tra efficientamento energetico e riduzione del rischio sismico, non sono mai stati eseguiti. La società, però, ha comunque emesso le fatture. Poi ha ceduto i crediti d'imposta - in parte a terzi, in parte trattenuti - come se i lavori fossero stati completati.

Professionisti indagati nella frode del Superbonus

A reggere l'impalcatura documentale ci sarebbero quattro professionisti: due architetti torinesi, un ingegnere milanese, un commercialista napoletano. Il loro ruolo, secondo l'accusa, era produrre le asseverazioni tecniche e i visti di conformità che certificavano - falsamente - l'avvenuta esecuzione delle opere e la legittimità dei crediti fiscali. Senza quei documenti, la frode non avrebbe retto. Gli indagati sono cinque in tutto, incluso l'amministratore di fatto della società. Le ipotesi di reato sono truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, emissione di fatture per operazioni inesistenti e riciclaggio.