Il 13 maggio si deciderà sull’archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Lucia Raso – la 37enne morta il 24 novembre 2020 precipitando dalla finestra della camera del suo compagno di 34 anni Christian Treo a Lundshut in Baviera – che si è opposta per tre volte all’archiviazione della vicenda. Secondo il consulente di parte Luca Scarselli, la morte della ragazza non è riconducibile a una caduta accidentale ma a una forza esterna che l’ha spinta dalla finestra.
Nella relazione, depositata dalla famiglia Raso assistita dall’avvocato Enrico Bastianello, Scarselli ha illustrato due piste possibili. Il primo scenario fa effettivamente riferimento a una fatalità e si sposa con quanto descritto dal compagno che al momento è l’unico indagato: Lucia Raso era sul davanzale a gattoni e un certo punto ha perso l’appoggio sulle braccia scivolando sulla verticale.
“Tale traiettoria però – ha scritto Scarselli nella perizia – non è compatibile con la posizione di quiete assunta dal corpo e con la mancata interferenza con il marcapiano sporgente. Ne deriva come la testimonianza del Treo, che era l’unico presente nella camera insieme a Lucia, non sia attendibile”. La seconda ipotesi è che la ragazza fosse seduta sul davanzale con le spalle rivolte all’esterno e, secondo l’esperto, “in questa configurazione non è ipotizzabile una spinta autoindotta”.











