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Roberta Polese e Denis Barea
Il barista di 25 anni morì a Vidor nel giugno 2024: il consulente della famiglia si oppone alla tesi della procura di Treviso
Da una parte le indagini della Procura: Alex Marangon avrebbe assunto droghe e, colto da un attacco psicotico, si sarebbe gettato dalla terrazza dell’Abbazia di Vidor, finendo sulle rive del Piave. Dall’altra la verità della famiglia del giovane, che contesta la ricostruzione del pm sulla base di evidenze scientifiche tracciate da esperti che proprio ieri, 13 maggio, hanno consegnato in procura le proprie conclusioni, che possono essere riassunte così: «Alex non si è suicidato, non ha fatto tutto da solo, indagate ancora». Al centro della vicenda c’è un ragazzo di 25 anni morto poco meno di due anni fa in un contesto in cui si intersecano luci e ombre di una realtà impalpabile, fatta di riti esoterici e sostanze proibite. A breve il pm Giovanni Valmassoi di Treviso dovrà chiudere l’inchiesta sulla morte di Alex Marangon e presentarsi davanti al gip con una scelta netta: chiedere il processo per i cinque indagati oppure l’archiviazione. Ed è proprio su questo bivio che si consuma oggi lo scontro tra due letture opposte di quanto accaduto nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2024 all’Abbazia di Santa Bona di Vidor.






