Venezia, 11 mag. (askanews) – Alla Biennale Arte 20026 il Padiglione della Repubblica Democratica di Timor-Leste alla sua seconda partecipazione presenta Across Words a cura di Loredana Pazzini Paracciani. Al centro del padiglione troviamo Tais Don, un’opera della novantenne tessitrice e attivista Veronica Pereira Maia, creata per commemorare le 271 vittime del massacro di Santa Cruz, avvenuto a Dili il 12 novembre 1991 durante l’occupazione indonesiana. Mentre il tais è un tessuto tradizionale realizzato a mano, prevalentemente da donne, caratterizzato da motivi e forme, Pereira Maia ha iscritto su ciascuno dei cinque pannelli i nomi delle vittime. Analfabeta essa stessa, Pereira Maia ha utilizzato un’approssimazione dell’alfabeto, traducendo il sapere orale, il linguaggio scritto e la resilienza culturale in forma materiale. Per secoli, il patrimonio immateriale di Timor-Leste è stato trasmesso verbalmente da oltre trenta idiomi locali distinti ed è solo nell’ultimo trentennio, dal referendum per l’indipendenza del 1999 ad oggi, che il tetum prasa è passato dall’essere un idioma esclusivamente orale a lingua ufficiale per trascrivere attività governative, educative e letterarie. In dialogo con Tais Don, sono presentate le installazioni audiovisive: Cuale (Flow) di Etson Caminha e Fraze ne’ebé seidauk hotu (An Unfinished Sentence) di Juventino Madeira. Commissionate appositamente per il padiglione e create in profonda sintonia tra loro, queste due opere esplorano l’identità culturale attraverso un viaggio sonoro e visivo nella polifonia di lingue e forme comunicative di Timor-Leste. Loredana Pazzini Paracciani.: “Riunendo artisti appartenenti a diverse generazioni, il padiglione si propone di decolonizzare lo sguardo dell’osservatore, orientandosi verso un processo di comprensione del Timor- Leste inteso non come entità statica ma come una società in costante evoluzione.”
Biennale Arte 2026, Padiglioni di Timor-Leste e Lettonia
Il sapere orale e la transizione storica















