VENEZIA - A volte ritornano. Nel 2013, alla 55esima Biennale d'Arte, le Maldive presentavano per la prima volta il loro padiglione e tra gli artisti coinvolti per rappresentare i cambiamenti climatici c'era anche un italiano: Stefano Cagol, trentino, classe 1969, studi all'Accademia di Brera e alla Ryerson University di Toronto. La sua opera aveva colpito: un blocco di ghiaccio di una tonnellata e mezza, semplicemente posizionato in Riva Ca' di Dio, sotto il sole, la pioggia, il vento, destinato inevitabilmente a sciogliersi, quindi a scomparire.

Ebbene, il monolite è tornato. Sempre in Riva Ca' di Dio, stavolta però non più per le Maldive, ma per Nauru, che non è solo un isolotto della Micronesia, ma anche la repubblica più piccola del mondo, 21 chilometri quadrati per 10mila abitanti. Il titolo dell'opera è stato un po' aggiustato, da Il Monolite di Ghiaccio a Il Monolite di Ghiaccio - Dopo la Terra, pesa sempre 1500 chili e, come spiegano al Padiglione di Nauru, arrivando dalle Alpi intende connettere la montagna a Venezia e alla stessa isola dell'Oceania, visto che l'acqua del ghiaccio sciolto finirà in laguna e quindi in mare aperto. La stessa opera di 13 anni fa, ma adesso per sottolineare con ancora maggiore urgenza la vulnerabilità del pianeta. Com'era prevedibile, il blocco di ghiaccio ha incuriosito i passanti diretti all'Arsenale e ai Giardini. Ed essendo senza scritte né cartelli, l'unico modo per capire "cos'era", era toccarlo. Ghiaccio in fase di scioglimento.