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10 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 13:27
Le nuove carte dell’inchiesta sul delitto di Garlasco aprono uno squarcio suggestivo sui presunti retroscena investigativi che ruotarono attorno alla prima indagine su Andrea Sempio, terminata con una archiviazione. Tra ipotizzate fughe di documenti riservati, rapporti opachi tra investigatori e consulenti e vecchie accuse di corruzione, la Procura di Brescia e quella di Pavia ritengono di poter fa emergere un quadro sempre più complesso, intrecciato anche con il processo “Clean 2”, che ha portato alla condanna dell’ex ufficiale dei carabinieri Maurizio Pappalardo. L’inchiesta di Brescia, va ricordato, è stata ridimensionata dalla conferma della Cassazione del no al sequestro dei dispositivi di Mario Venditti, procuratore aggiunto di Pavia che chiese l’archiviazione di Sempio.
Secondo l’annotazione di oltre 300 pagine redatta dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano, nell’inchiesta bresciana — che vede indagati Venditti e Giuseppe Sempio, padre di Andrea, per corruzione in atti giudiziari — sarebbe emerso “senza ombra di dubbio” che gli avvocati che assistevano Andrea Sempio nella prima inchiesta a suo carico fossero entrati “illecitamente” in possesso di documentazione riservata. Si tratta, in particolare, dell’esposto presentato dalla difesa di Alberto Stasi e della consulenza tecnica firmata da Luciano Garofano e dai consulenti Fabbri-Linarello sul Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi. Quegli atti sarebbero poi stati trasmessi formalmente il 13 gennaio 2017 proprio all’ex generale del Ris Luciano Garofano, nominato consulente della difesa di Sempio.












