Il circo mediatico-politico, che è eccitato da settimane perché s’illude di trasformare papa Leone XIV nel simbolo planetario dell’antitrumpismo (questa sì è una irrispettosa strumentalizzazione), sarà deluso. Perché ieri il dialogo del Segretario di Stato Usa Marco Rubio con il Papa, poi con il card. Pietro Parolin, non solo è stato «amichevole e costruttivo», ma ha sottolineato - come scrive lo stesso Rubio – «il nostro impegno condiviso nel promuovere la pace e la dignità umana».

Di sicuro uno degli argomenti è stato il futuro di Cuba che sta a cuore, anche per motivi personali, a Rubio come alla Chiesa cattolica che nell’isola è importante ed è stata a lungo perseguitata dal regime comunista.

La fine della dittatura e l’arrivo della libertà per i cubani – che sarebbe un evento storico – è nei disegni dell’amministrazione americana e di sicuro sarebbe ben vista dalla Chiesa che però tende a rifiutare l’uso della forza militare. Proprio la Chiesa (con Leone XIV) ha già svolto un ruolo di mediazione fra il regime, che è disastroso per Cuba, e la Casa Bianca, per cui potrebbe avere un ruolo importante pure in futuro.

Anche questo c’è dietro le parole della Santa Sede che ha comunicato che gli incontri con Rubio sono stati «cordiali» e hanno permesso di rinnovare «il comune impegno per coltivare buone relazioni bilaterali tra la Santa Sede e gli Stati Uniti d'America». Condividendo la necessità di «lavorare instancabilmente in favore della pace».