Tocca a Marco Rubio sistemare il pasticcio fatto da Donald Trump nei confronti di Papa Leone XIV. Le frasi pronunciate dal presidente americano a metà aprile, quando ha accusato il pontefice di essere «terribile in politica estera» e «debole sulla criminalità», si sono rivelate subito un errore. I vertici della Chiesa negli Stati Uniti sono rimasti compatti nel difendere Leone, e si è diffusa la paura di una perdita di consensi nel mondo cattolico e cristiano più ampio, considerato importante in termini elettorali per il presidente e il Partito repubblicano.
Sono partiti subito i tentativi di ricucire, e ora sarà il segretario di Stato, cattolico di origine cubana, a cercare di evitare una spaccatura più profonda. E le differenze non riguardano solo l'Iran: c'è il tema dell'immigrazione e anche gli sforzi del Vaticano per prevenire un attacco a Cuba. Il presidente, però, non si contiene: ora ha accusato il Papa di voler permettere all'Iran di avere un'arma nucleare. Oltre a utilizzare l'argomento specioso della bomba atomica, promosso da Benjamin Netanyahu ma smentito più volte dalle stesse agenzie di intelligence Usa, Trump non sembra essere in grado di cogliere la differenza tra il ruolo del Papa e quello di un leader politico. Sarà perchè gli piace quando viene paragonato a Gesù Cristo, come emerge dai suoi post social e dagli incontri evangelici in cui si fa trattare da salvatore del mondo.












