Che “Le città di pianura” di Francesco Sossai, bellunese di Feltre, alla sua seconda regia dopo “Altri cannibali”, fosse destinato a essere un film di cui si sarebbe parlato, lasciando una traccia significativa nel cinema italiano di oggi, lo si era capito già alla sua prima mondiale a Cannes, un anno fa. La risposta della critica fu subito evidente, il pubblico francese sulla Croisette non fu da meno, poi arrivarono altri riconoscimenti come Film italiano dell’anno da parte del Sindacato critici, il successo ovunque in sala, ben oltre i confini veneti, e adesso il trionfo ai David: 8 statuette, tra queste le due che contano di più: miglior film, miglior regia.

Francesco Sossai, se dovesse riassumere brevemente questo anno travolgente, come lo descriverebbe?

«Tosto, senza dubbio. Devo ancora capire cosa è successo, non è facile, anche perché non capita certo di partire con un film che ti auguri possa andare bene e ti ritrovi con un successo, di critica e di pubblico, così rilevante. Le sensazioni sono molteplici e anche opposte, dalla grande soddisfazione alla paura, perché il successo può anche spaventare, specie se arriva così velocemente».

Intanto avrete festeggiato tutta la notte, fino all’alba, in cerca, come i personaggi del film, di un ultimo bicchiere…