Veneto pigliatutto. Le città di pianura di Francesco Sossai trionfa ai David di Donatello 2026 vincendo ben otto statuette. L’avessero scritto un anno fa nessuno ci avrebbe creduto. Una produzione a basso budget, autenticamente outsider, girata nella pianura veneta, con attori non troppo celebri (Pennacchi e Citran sì, ma hanno un ruolo minore) ha messo in fila e in silenzio le produzioni dei big. In primis La Grazia di Paolo Sorrentino che entra al Teatro 23 di Cinecittà con 14 nomination e ne esce a notte fonda con “zero tituli”. Poco dopo la vittoria di Sossai per il David alla regia, non solo Paolo Sorrentino, seduto in prima fila di fianco a Pierfrancesco Favino e Anna Ferzetti per almeno un paio d’ore di diretta Rai, non viene più inquadrato, ma sembra come letteralmente scomparire dalla sala per poi ricomparire nero in volto attorno all’una e mezza nel momento del trionfo del miglior film a Le città di pianura.

Insomma, l’amore che sembrava essere nuovamente sbocciato tra uno dei più grandi registi italiani nel mondo e l’Accademia dei David di Donatello potrebbe tornare in ghiacciaia. Capita. A Le città di pianura vanno i David per il miglior film, produzione, casting, regia (Sossai), attore protagonista (Sergio Romano), montaggio (Paolo Cottignola), sceneggiatura originale (Sossai e Adriano Candiago), canzone originale (Ti di Krano). Otto statuette a un pelo dal record di La ragazza del lago di Andrea Molaioli che ne totalizzò dieci. “La libertà è non avere paura”, chiosa Sossai con in mano l’ultimo David dei tre vinti personalmente, rilanciando una battuta del film “andiamo a bere l’ultimo”. Insomma Le città di pianura si è bevuto i David 2026. Qualche fondo di bottiglia è rimasto per una manciata di titoli che visto il ciclone feltrino non possono che considerarsi fortunati.