Quando Junieth ha visto la bellezza tragica di quelle piante cariche di fiori, frutti verdi e chicchi già maturi si è detta: è la fine. “A guardare quella meraviglia di colori, ti rendi conto che sono impazzite: significa che producono contemporaneamente qualcosa che dovrebbe appartenere a tre diversi stadi di maturazione, in tre diversi periodi dell’anno”. Junieth Maribel Leiva ha 36 anni e lavora nel nord del Nicaragua, a Jinotega e Bocay: è tra i 405 piccoli produttori organizzati in cooperativa: “La nostra produzione era di 35 quintali di caffè per mezzo ettaro di terreno in un anno – racconta - negli ultimi otto anni è crollata: siamo arrivati a 18 quintali. I cicli del 2021-2022 e 2022-2023 sono stati particolarmente duri: la produzione è scesa di oltre il 60 per cento. E questo significa anche perdita di qualità e aroma”.
La tempesta perfetta
Il Nicaragua è il secondo Paese più povero dell’America Latina, dopo Haiti: qui, più del 40 per cento della popolazione vive in condizioni di disagio. Per il 15 per cento la povertà è estrema, e quasi un bambino su tre sotto i cinque anni soffre di denutrizione cronica. In un simile contesto, ci si mette anche la geografia: perché il Nicaragua si trova adagiato su un cosiddetto hotspot climatico. Ovvero, un’area del mondo in cui gli impatti della crisi climatica sono più intensi, rapidi e difficili da gestire: uragani, siccità e piogge torrenziali si sommano e generano la tempesta perfetta. È qui che Soppexcca e Fondazione Altromercato hanno lanciato il progetto triennale “Eroi del Clima”, attualmente in corso: il valore complessivo è 475 mila euro e a beneficiarne sono 405 produttori di caffè, tra cui 156 donne. Una di loro è Junieth: soci della cooperativa Uca Soppexcca, nell’area di Jinotega, El Cuá e Bocay.












