Ifiori possono spuntare dopo anni, aprirsi di notte e appassire il giorno dopo. Si difendono dai predatori con le spine, possono crescere quanto un albero o rimanere all’altezza di un tappo di sughero. Non sono una famiglia tradizionale ma una comunità di specie e generi molto diversi e senza rapporti di parentela. Le piante succulente, per adattarsi agli ambienti più ostili del pianeta come i deserti, si sono evolute seguendo un’estetica di sopravvivenza, con esigenze primitive e una certa creatività biologica.

Si coltivavano già nei giardini babilonesi e, ancora oggi, sono tra le star indiscusse di balconi, giardini e orti botanici. I puristi delle tropicali le snobbano ma sono una minoranza. Tanto che la più grande community italiana di Facebook, che si chiama Amanti delle piante grasse, conta più di 600mila iscritti, quasi il doppio degli abitanti di Firenze. Ora la sindaca di questa città virtuale, Chiara Rimazzi, ha raccolto in un volume pubblicato da Rizzoli anni di discussioni e richieste (Amanti delle piante grasse, Rizzoli, 2026). Una guida molto documentata che offre consigli e informazioni pratiche sia al principiante che all’entusiasta.

È vero che le succulente hanno successo perché sono facili da coltivare?