Nel verde urbano ci sono piante che si insinuano di nascosto. Colonizzano aree degradate, scarpate ferroviarie o gli edifici abbandonati dove possono crescere in un cono d’ombra al riparo da sguardi indiscreti. Calcolatrici, persino subdole: alcune si ibridano con altre specie per poi riprodursi sotto mentite spoglie. Ci sono erbacee, alberi, arbusti: è l’esercito delle aliene invasive che da tempo minaccia gli ecosistemi delle città italiane e non solo. Si chiamano così perché sono specie importate dall’estero che alle nostre latitudini hanno trovato condizioni ideali non solo per essere coltivate in vaso o in giardino ma spesso per sostituire del tutto la vegetazione nativa. Pessima reputazione ma notevole plasticità ecologica: si muovono nei quartieri delle città con i semi trasportati dal vento o dagli uccelli. Le più coraggiose non disdegnano un passaggio a bordo delle migliaia di auto in coda. Dall’ailanto all’olmo siberiano fino alle siepi di lauroceraso e le distese di sorghetta. Ospiti indesiderati che rischiano di compromettere la biodiversità dei vicini habitat naturali.
Una ricerca coordinata dall’Università di Milano Bicocca, nell’ambito delle attività del National Biodiversity Future Center, ha selezionato 26 tra le specie più invasive per verificarne la presenza negli ambienti urbani di Roma, Milano e Torino rilevando oltre 20mila punti di presenza. Dallo studio, pubblicato sulla rivista internazionale Urban Ecosystems, emerge anche una mappa dei luoghi più sensibili alla diffusione come i marciapiedi e le aiuole in cattivo stato di manutenzione, gli edifici abbandonati e persino i cimiteri.








