«L’Iran sarà spazzato via dalla terra se attaccherà le navi americane. Abbiamo più armi e munizioni, e di qualità decisamente superiore» avverte, dopo ore di tensione nello Stretto, il presidente americano Donald Trump. L'ammiraglio Bradley Cooper, capo del Comando Centrale degli Stati Uniti, assicura: «Gli Stati Uniti hanno aperto un passaggio nello Stretto di Hormuz per garantire il libero transito». Ma la situazione è ancora confusa e si teme una ripresa del conflitto. Doveva essere il giorno della speranza dopo che Trump aveva annunciato l’operazione Project Freedom: la Marina americana da ieri è schierata per scortare le navi mercantili bloccate a causa della chiusura dello Stretto. Con il mondo in ansia per una crisi energetica sempre più concreta, questa mossa sembrava consentire di uscire dallo stallo, tanto più che il presidente americano aveva addirittura parlato di «colloqui molto positivi con l’Iran». Non è andata così e si può affermare che il cessate il fuoco cominciato l’8 aprile, di fatto, è in bilico. In primis, le Guardie rivoluzionarie rivendicano di avere colpito un cacciatorpediniere americano entrato nello Stretto per scortare le navi che intendono attraversarlo. Centcom, il comando militare centrale degli Stati Uniti, ha smentito perentoriamente: «Nessuna nave della Marina statunitense è stata colpita, stiamo supportando il Project Freedom e applicando il blocco navale sui porti iraniani». Poco dopo gli iraniani hanno rivisto la loro versione e hanno sostenuto che «la Marina militare ha lanciato un monito e sparato colpi di avvertimento lungo la rotta dei cacciatorpediniere nemici».