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Ultimo aggiornamento: 7:05

Questa mattina mi sono arrivate delle foto raccapriccianti di bambini morsicati dai topi a Gaza, ho letto l’articolo dove si racconta che le madri non dormono la notte per evitare che i topi mordano i figli, l’ho letto con orrore, l’ho fatto anche se avrei voluto chiudere quella pagina e fare finta di nulla. Me lo sono imposto perché ho una coscienza e perché mi sento responsabile per quanto sta succedendo.

Ma anche per me sarebbe molto più semplice ignorare questo tipo di tragedie, lasciarle lontano, in angoli di mondo che non hanno nulla a che vedere con la mia vita. Non sono una psicologa, quindi non posso commentare sul perché questa indifferenza mi esce fuori come uno scudo protettivo mentale, posso solo analizzare le mie reazioni e dire che la tentazione di non vedere, di non leggere non nasce dalla frustrazione, non è un atto di codardia, assomiglia piuttosto alla sconcertante manifestazione dello spirito di preservazione.

Non leggiamo, non guardiamo, facciamo finta che l’orrore non esista perché vogliamo continuare a vivere la nostra vita. Ogni volta che ci confrontiamo con le tragedie del mondo diventa problematico godersi i comfort dell’occidente e un pensiero scomodo inizia a girare nella nostra testa: è stata una fortuna nascere dove siamo nati perché se fossimo venuti alla luce a Gaza, in Afganistan, in Sudan o in uno dei tanti paesi piagati dall’orrore del mondo anche noi avremmo passato la notte svegli a proteggere i nostri figli dai topi, senza sapere cosa dargli da mangiare il giorno dopo.