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Ultimo aggiornamento: 11:32

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“Attaccano quando dormiamo, poi spariscono per un giorno o due, per colpire poi di nuovo, facendosi strada ogni volta sotto le mattonelle del pavimento”. Chi parla a Reuters è Khalil al-Mashharawi: suo figlio di tre anni è stato morso alcune settimane fa dai topi a Gaza. Più di recente, hanno morso anche lui. I genitori vegliano i bimbi di notte, nella speranza che non li attacchino. Cercano di scacciarli, di non farli entrare, di difendere i figli. Ma la loro attenzione può fare ben poco nella Striscia, arrivata al collasso anche dal punto di vista sanitario. Solo nei primi quattro mesi del 2026, ha dichiarato l’Oms, oltre alle infezioni provocate dai topi, ce ne sono state 17mila provocate da pidocchi, pulci, cimici, mosche, acari, zecche, larve. E i topi si vedono, senza aspettare che si intrufolino nel sonno dei gazawi: l’ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha) ha rilevato di averli visti, e facilmente, nell’81% dei luoghi visionati a Gaza, mentre a Rafah e Khan Yunis ha lavorato in opere di disinfestazione in aree abitate da oltre 30mila persone. Israele ha concesso che al valico passassero solo mille trappole per topi.