di Susanna Stacchini
Scrivo di Gaza perché non riesco proprio a tollerare ciò che succede. Mentre leggo le notizie mi sento morire per loro. Se guardo video o immagini, peggio. Provo con i telegiornali, qualunque telegiornale, e mi irrito al punto da dover spengere il televisore. A distanza di oltre un anno e mezzo, da quel maledetto 7 ottobre, la narrazione dei tg è ferma, o quasi, alla litania dell’aggressore e l’aggredito, tanto da non riuscire ancora a dire fino in fondo le cose e a chiamarle con il loro nome. A malapena riescono a dire che quella di Israele è stata ed è una reazione sproporzionata e non condivisibile.
Così i nostri silenzi, i nostri non detti, il nostro girarsi dall’altra parte e una cronaca edulcorata al punto giusto ha reso noi “buoni occidentali” complici di uno degli orrori più atroci di cui l’umanità si sia mai macchiata. Abbiamo lasciato correre, finto di non capire e vedere, finché alla fine non è stato più possibile. Ora il “vaso è colmo” e forse anche noi iniziamo a “farci schifo”. Alle guerre – è vero – ci hanno abituati, ma ci hanno abituati a quelle “fatte con le buone maniere”. Alle guerre “fatte per portare la pace”, a quelle “giuste”, fatte perché “non c’era altra scelta”, considerato l’obbligo morale di noi occidentali di “esportare la democrazia”. So che è puro esercizio retorico, ma allora viene da chiedersi, data appunto l’innata predisposizione dei governi occidentali a farsi carico di paesi martoriati da dittature, guerre civili e non, il perché con Gaza non sia scattata alcuna missione umanitaria.






