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4 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 7:50
In molti, in Italia e in Europa, vivono con crescente scoramento e imbarazzo quanto sta accadendo a Gaza. Nonostante la scarsa enfasi dei media — anche di quelli tradizionalmente progressisti — e le flebili reazioni dei leader politici, è ormai evidente che, a partire da una reazione comprensibile alla tragedia del 7 ottobre 2023, il governo israeliano ha intrapreso un’azione che molti osservatori internazionali definiscono senza esitazione come genocidio, accompagnata da una volontà di deportazione sistematica della popolazione palestinese. L’obiettivo sembra chiaro: cancellare ogni possibilità che i palestinesi possano avere una terra.
Eppure, le risposte politiche sono rimaste drammaticamente inadeguate. Al di là di qualche condanna formale, i Paesi europei non hanno adottato alcuna misura concreta, né sul piano economico né su quello diplomatico. L’Italia, in particolare, non ha nemmeno compiuto il gesto simbolico — ma significativo — di riconoscere lo Stato di Palestina. Un atto che, oggi, rischia di arrivare troppo tardi: uno Stato, per esistere, ha bisogno di un popolo, ma anche di un territorio.






