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Ultimo aggiornamento: 17:30

Cosa possiamo fare? Questo.

Leggete ad alta voce in spiaggia, in metro, in ufficio questa dichiarazione di Amnesty International: “La morte di così tanti bambini e di altri civili non può essere semplicemente liquidata come ‘danno collaterale’, come sostenuto da Israele. Gli attacchi contro Gaza sono stati senza precedenti: almeno 1400 palestinesi uccisi dalle forze israeliane comprendono circa 300 bambini e altre centinaia di civili che non stavano minimamente prendendo parte al conflitto. Amnesty ha riscontrato come le vittime degli attacchi su cui ha condotto le indagini non siano rimaste uccise nel fuoco incrociato tra miliziani palestinesi e soldati israeliani e non stessero nascondendo miliziani o altri obiettivi militari. Molte sono state uccise durante il bombardamento delle loro case, nel sonno, mentre sedevano in cortile o stendevano il bucato. I bambini sono stati colpiti mentre giocavano sul letto. Personale medico e mezzi di soccorso sono stati presi di mira mentre cercavano di soccorrere i feriti o recuperare le vittime”.

È una dichiarazione del 2008. Quindici anni prima del 7 ottobre. Anas Al-Sharif aveva 12 anni, lo vediamo in questa foto pubblicata dallo scrittore e premio Pulitzer palestinese Mosab Abu Toha, che di anni ne aveva 16 e da quelle bombe israeliane sui civili di Gaza rimase ferito.