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2 MAGGIO 2026

Ultimo aggiornamento: 16:36

La calma prima della vera tempesta. Secondo gli analisti, a ormai nove settimane dai primi attacchi di Usa e Israele contro l’Iran che hanno portato al blocco del cruciale Stretto di Hormuz i mercati petroliferi globali si avvicinano a un punto di rottura che potrebbe spingere i prezzi a livelli record. Entro la fine di maggio le scorte di greggio, benzina, diesel e carburante per jet potrebbero esaurirsi, con ripercussioni dirette sui costi dell’energia e sulla crescita economica. E, nonostante Donald Trump nelle scorse ore abbia scritto al Congresso che “la guerra è finita” per non dover chiedere al Parlamento l’autorizzazione a proseguirla, la situazione sul terreno non si sta sbloccano. Come ha scritto mercoledì scorso su X Javier Blas, esperto di materie prime di Bloomberg, i trader hanno creato un nuovo acronimo in salsa mex dopo l’ormai famoso “Taco” che tanto aveva innervosito il presidente: si tratta di “Nacho“, che sta per “Not a Chance Hormuz Opens”, “Nessuna possibilità che Hormuz riapra”. Nonostante i ripetuti annunci della Casa Bianca, il collo di bottiglia da cui normalmente passa un quinto del petrolio mondiale resta impraticabile.