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11 MAGGIO 2026

Ultimo aggiornamento: 11:06

Il nuovo strappo nei negoziati tra Washington e Teheran riaccende immediatamente la tensione sul mercato petrolifero. Dopo che il presidente americano Donald Trump ha respinto la risposta iraniana alla proposta di pace statunitense alimentando i timori per una crisi prolungata nello Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, i prezzi del greggio sono tornati a correre. Il Wti con consegna a giugno passa di mano a 99,77 dollari al barile con una crescita del 4,56% mentre il Brent con consegna a luglio è scambiato a 105,31 dollari al barile con un avanzamento del 3,97%. Il mercato sconta il rischio che la chiusura, o il forte rallentamento, dei traffici nello stretto continui a comprimere l’offerta globale di greggio. Intanto le scorte di greggio e carburanti, in particolare il jet fuel, continuano a calare e nella Ue regna l’incertezza su quando si esauriranno.

A fotografare la portata dello choc è stato il numero uno di Saudi Aramco, Amin Nasser. Secondo il ceo del colosso saudita, negli ultimi due mesi “il mondo ha perso circa un miliardo di barili di petrolio” a causa delle interruzioni nei flussi commerciali seguite all’escalation militare tra Usa, Israele e Iran. E anche nel caso in cui Hormuz venisse riaperto rapidamente, ha avvertito, servirebbero comunque “alcuni mesi” perché il mercato torni in equilibrio. Se invece le restrizioni dovessero protrarsi oltre qualche settimana, “la normalizzazione arriverebbe soltanto nel 2027”.