"Il primo maggio è anche di chi lavora nell'ombra, come noi".
È la rivendicazione del coordinamento Caregiver familiari uniti (Cfu) che, con un video pubblicato sui social, ribadisce l'appello a riconoscere i caregiver, coloro che si prendono cura di un familiare disabile, come dei lavoratori a tutti gli effetti.
"Il primo maggio si festeggia il lavoro, ma esiste un lavoro che non ha orari, non ha ferie e per lo stato non ha nemmeno un nome", viene detto nel video, in cui appaiono i caregiver con dei cartelli in mano affiancati dai loro familiari bisognosi di assistenza. Quello del caregiver familiare, viene spiegato, "è il lavoro di chi assiste, solleva, veglia e rinuncia alla propria vita per proteggere quella di un proprio caro. Un impegno totale che fa risparmiare miliardi alle casse pubbliche, ma che lascia chi lo compie senza tutele, senza contributi e spesso senza un futuro".
"Non chiamatelo solo amore, per evitare di chiamarlo diritto - viene sottolineato -. L'amore è il motore, ma l'assistenza è un lavoro e un lavoro senza diritti è un'ingiustizia che non può più essere ignorata".
Nella giornata di domani, referenti dell'associazione saranno presenti agli eventi del primo maggio di Roma, Trieste e Bologna per promuovere la petizione online per il riconoscimento come lavoratore del caregiver familiare che presta assistenza 24 ore su 24, che conta, allo stato attuale, quasi 11mila firme.













