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Ultimo aggiornamento: 8:39

In Italia chi assiste un proprio familiare convivente con grave disabilità, praticamente quasi senza sosta, sette giorni su sette, 365 giorni l’anno, non è riconosciuto come un lavoratore né sostenuto al livello giuridico, previdenziale, sociale, economico e non beneficia di aiuti di tipo psicologico.

Per questo, come denunciano i caregiver che ogni giorno assistono i propri cari, serve il prima possibile una legge dello Stato per garantire adeguati supporti e sostegni economici idonei. La legge è attesa da 30 anni e da 15 ci lavorano in parlamento, eppure ancora non c’è.

Con questo spirito Alessandra Corradi, mamma di un figlio con gravi disabilità, tra le ideatrici e portavoce di Caregiver Familiari Uniti (CFU), coordinamento nazionale nato a ottobre che può contare su circa 20mila persone e che è seguito su Facebook da più di 13mila follower, ha lanciato sulla piattaforma online IoScelgo una petizione intitolata “Il caregiver familiare h24 va riconosciuto come lavoratore”. L’appello, oggi ha superato le 10mila firme, ma non basta.