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9 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:00

“Il caregiver familiare h24 va riconosciuto come lavoratore”. È questo il titolo della petizione sulla piattaforma online IoScelgo pubblicata il 4 novembre scorso da Alessandra Corradi, madre di un figlio con gravi disabilità, tra le ideatrici e portavoce di Caregiver Familiari Uniti (CFU), il coordinamento nazionale nato a ottobre 2025 che riunisce circa 20mila persone e seguito sulla pagina Facebook da oltre 10mila follower. I destinatari della petizione, che ha superato in queste ore le 8mila firme, sono il governo italiano che il 12 gennaio in Consiglio dei Ministri ha approvato il ddl caregiver presentato dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli suscitando proteste da parte dei diretti interessati e organizzazioni che difendono i diritti delle persone con disabilità. L’appello è rivolto non solo all’esecutivo, ma anche a tutto il Parlamento che dovrà votare la legge.

L’intento del Coordinamento dei caregiver è quello di “migliorare nella sostanza il disegno di legge ancora da approvare alla Camera e al Senato”, riconoscendo per davvero tutele economiche, sostegni sociali e psicologici oltre a contributi pensionistici in primis a tutti i caregiver familiari conviventi sette giorni su sette, 365 giorni l’anno. “La petizione rimane aperta anche dopo l’ok del Cdm al ddl caregiver perchè uno dei principali aspetti, quello del riconoscimento come lavoratore, che interessa ai caregiver non è stato inserito”, spiega a ilfattoquotidiano.it Corradi. Veronese e classe 1971, è una mamma di tre figli di cui uno, di nome Jacopo, con gravi e plurime disabilità e per assisterlo h24 è stata costretta a rinunciare a lavorare. “Vivo tutte le lungaggini e criticità burocratiche in cui si imbattono i caregiver familiari conviventi oltre agli elevati stress psicofisici e i carichi di lavoro molto pesanti”. Assiste senza sosta un figlio 20enne non autosufficiente e con bisogni complessi. “Ho trovato difficoltà in tutto a partire dalla basilare necessità di informazioni: nessuno che ti prenda per mano e ti accompagni in questo percorso che definire calvario è un eufemismo”, sottolinea Corradi. “Non solo sei abbandonato ma anche discriminato”, continua, “perché se chiedi informazioni e aiuto vieni trattato come un molestatore che ha delle pretese, ti devi accontentare ed anzi devi essere grato se ti arriva qualche aiuto”. Per difendere i diritti dei caregiver ha creato l’associazione presente a livello nazionale Genitori Tosti in Tutti i Posti Associazione di Promozione Sociale oltre ad essere stata co-autrice del saggio denuncia intitolato “Caregiver familiari. L’esercito silenzioso”. “Quello che più mi ha creato problemi, in questi 20 anni dalla nascita di mio figlio, è stata la totale assenza di qualsiasi cosa che tutelasse i miei diritti di caregiver familiare come categoria”, racconta, “e mi facesse beneficiare di servizi basici, oltre alla protezione economica: se sei costretta ad assistere h24 non puoi lavorare e quindi perdi il reddito e ti impoverisci”.