Ogni giorno nel nostro Paese sette milioni di persone dedicano alcune ore della propria giornata ad assistere un familiare che soffre di una patologia cronica o vive una condizione di disabilità. In alcuni casi si tratta di qualche ora, ma per lo più è un impegno totalizzante. Genitori che hanno dovuto rinunciare in parte o del tutto al proprio lavoro; figli sovrastati dall’assistenza di un genitore spesso al limite della sostenibilità economica. Si tratta di individui che per amore e dedizione svolgono un compito del quale, se non ci fossero loro, dovrebbe farsi carico lo Stato. Sono i caregiver, figure complesse per il fatto di unire servizio e cura, che finora sono state quasi senza voce. Come se questa identità complessa (familiari o lavoratori?) ne avesse reso difficile la catalogazione rendendole prive di un riconoscimento giuridico ed economico. Oggi senza stipendio, domani senza pensione. Oggi senza tutele, domani anche. E soprattutto invisibili. Invisibili nonostante l’evidenza che risolvendo le carenze strutturali del sistema pubblico, i caregiver, stando a una delle associazioni che li raggruppa, generino con la loro attività un valore economico tra il 2,5 e il 3% del Pil italiano.