Ciao Mattia. sono una mamma e sono una caregiver. Da anni mi prendo cura di mio figlio giorno e notte, senza turni, senza ferie, senza stipendio. Ho letto del Ddl sui caregiver e mi sono sentita presa in giro. Per essere riconosciuta dovrei assistere una persona 91 ore a settimana. Tredici ore al giorno, tutti i giorni. Come se il resto del tempo potessi spegnere tutto. Come se il lavoro di cura non fosse già totale. Ma non basta: devo essere convivente, avere meno di 3.000 euro l’anno di reddito, un Isee famigliare entro i 15.000 euro. In pratica devo essere povera, isolata e senza alternative. Solo così, forse, rientro tra i 52 mila beneficiari su 7 milioni di caregiver reali. E dopo aver rinunciato al lavoro, alla vita sociale, a me stessa, lo Stato mi dice: massimo 400 euro al mese. Un euro l’ora. Questo non è sostegno alla famiglia. È abbandono mascherato da riforma. Noi continuiamo a tenere in piedi tutto, gratis. Ma almeno abbiate il coraggio di chiamarlo per quello che è.
Lettera firmata
Come si temeva, questa riforma assolutamente inadeguata è stata approvata, nonostante le perplessità espresse dalle persone disabili e dalle associazioni di categoria. Quello che fa dispiacere e arrabbiare è che, per l’ennesima volta, non si sono ascoltate le persone e si è andati avanti ugualmente come se nulla fosse. Avere un reddito annuo inferiore ai 3000 euro significa essere entro la soglia di povertà e 400 euro al mese diventano veramente una presa in giro. Se si dovesse pagare una persona con un contratto colf badanti, con 400 euro si potrebbero pagare solo una quindicina di ore la settimana. Ovviamente, quando non è possibile assumere un assistente perché non si può contare su un reddito sufficiente, sono i genitori oppure i famigliari ad occuparsi della persona disabile e si ritrovano a dover gestire da soli situazioni molto complesse.






