Cosa resta, oggi, del primo maggio? In un territorio che corre e produce come quello nordestino, il significato della Festa dei Lavoratori riflette le profonde trasformazioni sociali in atto. Secondo le analisi di Demos per l’Osservatorio sul Nordest del Gazzettino, la ricorrenza, più che un monolite identitario, sembra essere un prisma che restituisce immagini diverse a seconda di chi guarda. La maggioranza (relativa, 34%) giudica il primo maggio soprattutto un momento fondamentale di riflessione sui diritti dei lavoratori, mentre il 25% interpreta la giornata attraverso la lente della memoria, considerandola un ricordo delle lotte operaie del passato. Un intervistato su cinque (20%), poi, la intende come una giornata di svago e riposo, mentre è il 18% a liquidarla come una celebrazione ormai sostanzialmente retorica.
Come cambiano questi orientamenti in base all’età? La vocazione “impegnata” della festa, che guarda alla riflessione sui diritti, interessa soprattutto gli over-65 (43%), così come quella legata al ricordo delle lotte operaie, che coinvolge, insieme agli anziani (36%), anche gli adulti (37%). I più giovani, invece, sembrano più propensi a considerare il 1° maggio una giornata di svago (26%), e insieme a loro ritroviamo anche quanti hanno tra i 30 e i 44 anni (24%) e le persone di età centrale (30%). Parzialmente sovrapposta sembra essere anche la caratterizzazione di chi giudica il 1° maggio una celebrazione sostanzialmente retorica, che vede una presenza superiore alla media di under-30 (24%) e di quanti hanno tra i 45 e i 54 anni (25%).











