VENEZIA - Possiamo cominciare così: «Ariva i barbari a cavalo/i gà un demonio par caveo"? "La canticchiano in tanti. Ma non è la storia vera di Venezia antica». Lo dice Mario Defina, 70 anni passati, liceo Giordano Bruno a Mestre, laurea Ca' Foscari, docente di storia e filosofia nei licei, residenza a Musestre, (Roncade, Treviso) tra Sile e le tracce delle antiche Via Annia e Claudia Augusta, uno dei fondatori de "la Carta di Altino", associazione che da tempo lavora per rilanciare museo, storia e territorio di Altino, città romana, "madre" di Venezia.

Con lui bisognerebbe passare dall'altra parte delle storie, e delle leggende che tutti conoscono un po', utilizzando il suo libro "La prima Venezia-Il racconto delle origini" (Supernova, 199 pagg. 15 euro) che verrà presentato per la prima volta lunedì 4 maggio alle 17, nella Scuola Grande di San Teodoro a Venezia, San Salvador. Le origini sono un labirinto, una storia infinita quasi. Lo dice il professore: visioni celesti, assedi grotteschi, incendi domati per miracolo, atti di nascita falsificati, nemici sconfitti a colpi di "pagnotte" sullo stomaco. Una telenovela.

«Avevo organizzato con altri, due anni fa, a San Teodoro la mostra "Altino-Prima di Venezia". C'erano veneziani stupiti, nel vedere cosa fosse stata Altino. Nessuno si immaginava una città di cento ettari, quasi come Pompei, con un'arena come quella di Verona, un teatro, un odeon, un foro, una basilica, una porta monumentale che dava sull'acqua. Tutto ritrovato con le foto aeree dell'Università di Padova perchè ad Altino non c'è niente di sopraelevato ora. Si avvicina un editore e mi chiede di scrivere un libro. L'ho fatto mettendo assieme le centinaia di storie antiche con quelle dell'Ottocento e gli ultimi studi archeologici; lavori in corso compresi».