Un salto indietro nel Settecento ci fa scoprire un mondo non solo perduto, ma anche inatteso: una Mestre crocevia di traffici, nodo viario, polo d'interscambio tra i trasporti su acqua e quelli su terra, ingentilita da un arcipelago di ville e un teatro che ha ispirato la Fenice. Dal Canal Salso, in origine chiamato Fossa Gradeniga, scavato a metà Trecento, si dipartivano la strada per la Riviera del Brenta e quindi Padova, nonché il Terraglio verso Treviso e successivamente i territori austriaci.

Lo sapeva bene Giacomo Casanova che dopo la fuga dai piombi, nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre 1756, assieme al vicino di cella padre Balbi, fa tappa proprio a Mestre, al tempo sottoposta alla podestaria di Treviso: «Arrivai a Mestre. Non trovai cavalli di posta, ma all'albergo alla Campana c'erano diversi vetturini che potevano fare lo stesso servizio. Entrai nella scuderia, vidi che i cavalli erano buoni e accettai di dare al vetturino il compenso che mi chiese per condurci in un'ora e un quarto a Treviso. In tre minuti i cavalli furono attaccati». Da lì Casanova si muove per raggiungere Montebelluna e quindi il Feltrino da dove si mette in salvo in Valsugana, ormai territorio asburgico.