La luce e la vita di Venezia, a contatto con i maestri artigiani della Laguna. I più bravi. Tra canali, campi, campielli, e quel brusio continuo, diverso da ogni altro luogo al mondo, in quella specialissima atmosfera che vibra nelle botteghe artigiane. «Altra Venezia, altra bellezza» scriveva Diego Valeri nella sua Guida sentimentale a Venezia (1942), e quel «tutto (...) è bello, venezianamente e universalmente bello», prende forma nell’incontro con le occupazioni di quanti la abitano. Mestieri artigianali che hanno attraversato le epoche, e nel pieno del loro fervore, nel Settecento veneziano, hanno soddisfatto le richieste di nobiltà, ricca borghesia e vivace vita sociale cittadina, con un compendio di arredi preziosi, quali mobili in legno intagliato, sontuosi specchi e lampadari di vetro di Murano, merletti di Burano, stoffe, come sete e velluti, da fabbricare, per impreziosire le pareti delle case di tappezzerie (Ca’ Rezzonico, con la sua fisionomia di museo ambientale, offre una testimonianza preziosa).
Oggetti dalla raffinata lavorazione, tramandata nei secoli, che nel Novecento, conquistano anche il mercato del nascente collezionismo d’Oltreoceano, quando il re degli antiquari, l’inglese Joseph Duveen (1869-1939), scopre che l’America, con i grandi capitali accumulati, a partire dai miliardari dell’acciaio (J.P. Morgan), del petrolio (John D. Rockefeller Jr.), della finanza (Andrew Mellon), aveva il denaro, mentre l’Europa i capolavori. E non solo i dipinti dei grandi nomi della pittura italiana, ma anche oggetti di alto valore artigianale, come quelli di squisita fattura veneziana, infinitamente desiderabili.






