A Vas da sempre tutto gira intorno all'acqua. L'acqua che disseta una comunità, la stessa che per secoli ha dato forza a una delle cartiere più antiche del Veneto. In un angolo appartato delle Prealpi Bellunesi sono usciti fogli di raffinata qualità destinati a pennini e calamai di mezzo mondo, attraversando confini e rotte che hanno unito la Serenissima anche all'Oriente. Dentro questa storia emergono capitoli della diplomazia veneziana, affari con l'Impero Ottomano, intuizioni di grandi famiglie nobiliari e perfino richiami alla rocambolesca fuga dai Piombi di Giacomo Casanova. Da mezzo secolo la fabbrica più antica del Bellunese ha chiuso i battenti ma vi è chi ha saputo donarle una nuova identità trasformandola in un luogo di cultura e formazione che continua a raccontare una delle pagine più affascinanti della storia industriale veneta.

Siamo nel comune di Setteville, dove la montagna bellunese incontra la pianura trevigiana allo sbocco del Canal del Piave. In questo lembo di terra fin dal Cinquecento ha funzionato uno dei siti industriali più preziosi del Veneto, la cartiera di Vas, che lega il suo nome a quello della Serenissima e ad una importante famiglia nobiliare veneziana, i Gradenigo. Fu questa a dare solidità all'opificio, controllando acque e proprietà in un'epoca in cui la produzione cartaria richiedeva grande competenza. Alla metà del Seicento in questa fabbrica giravano ben otto ruote idrauliche e lavoravano le esperte maestranze del Garda, specializzate nella macerazione di stracci di lino, canapa e cotone. In quel periodo il nome di Vas compariva già nelle spezierie e nelle botteghe veneziane perché la cartiera era diventata la più grande della repubblica lagunare. Con il secolo successivo entrarono in scena i Remondini di Bassano che integrarono la cartiera nella loro filiera produttiva e inserirono i fogli di Vas nel vasto catalogo fatto di immagini sacre, carte da gioco, carte da parati e lacche diffuse in Italia e all'estero. L'Ottocento vide poi l'arrivo delle famiglie Marsura e Zuliani che modernizzarono gli impianti mantenendo alto lo standard e garantendo occupazione a un centinaio di persone.