Com'era bella Mestre, e come avrebbe potuto essere bella anche oggi. Se non fosse stata devastata nel corso dei secoli, con una pesante accelerazione nel Novecento "con il piccone demolitore mussoliniano" e, dopo l'approvazione del piano regolatore nel 1962, con il metodo del "lascia fare, lascia passare dei commissari prefettizi e delle giunte a guida Favaretto Fisca".

È uno spietato j'accuse quello che emerge dal ponderoso studio di Corrado Balistreri Trincanato, Dario Zanverdini e Giuseppe Brombin, racchiuso in due densi volumi (Mestre. Architetture nel tempo" PM edizioni, 80 euro) corredati da riproduzioni cartografiche, planimetrie, mappe catastali, disegni e fotografie che ricostruiscono l'evoluzione urbana dal 1509 al 1970. Un lavoro di anni di "scavo cartaceo negli archivi" che ha portato alla luce - forse per la prima volta in maniera organica - la consistenza dell'architettura civile di Mestre. Un viaggio a ritroso nel tempo, documentato con una smisurata serie di citazioni, atti notarili e documenti, da cui riemergono i nomi degli antichi casati mestrini (quasi sempre imparentati con famiglie veneziane), le storie e le leggende legate ai numerosi palazzi. Pezzo su pezzo, come un puzzle architettonico, viene ricostruito il borgo, posizionando i singoli edifici e scoprendo alcuni falsi storici, che vengono puntigliosamente smantellati.