VENEZIA - Non solo le carte sul padiglione della Russia che ha determinato lo scontro con la Commissione Europea, non soltanto i riscontri sulla giuria che ha deciso di non considerare nemmeno le opere di Israele. C’è anche l’esibizione dei documenti riguardanti le sanzioni varate dall’Ucraina, nei confronti dei primi 5 di 34 protagonisti dell’esposizione russa, fra le richieste presentate dal ministero della Cultura alla Biennale di Venezia: una storia di spie su cui pende pure un’interrogazione parlamentare al ministro Matteo Piantedosi.
Biennale, ispettori del Ministero della Cultura a Ca' Giustinian per il caso del padiglione della Russia
A presentarla è stato Claudio Borghi, senatore della Lega noto anche per le posizioni filoputiniane, dopo la ricostruzione del Gazzettino sul retroscena del decreto firmato da Volodymyr Zelensky. Il 10 aprile il presidente ucraino aveva emanato 18 restrizioni, ad esempio alle transazioni e ai viaggi, a carico di promotori e artisti del padiglione russo. Per quel provvedimento la ministra Tetyana Berezhna aveva ringraziato pubblicamente la società di intelligence Molfar «per il fondamentale supporto nella ricerca e nell’analisi».
Il 16 aprile gli analisti avevano confermato al nostro giornale di aver messo a disposizione delle autorità di Kiev le informazioni reperite sul conto della commissaria Anastasia Karneeva, del rappresentante speciale Mikhail Shvydkoy, dei musicisti Artem Nikolaev, Ilya Tatakov e Valeria Olynyk, accusati variamente di essere vicini al Cremlino e sostenitori della guerra. «I nostri risultati vanno oltre l'attività culturale e mostrano connessioni e affiliazioni più ampie, rilevanti per le valutazioni di sicurezza nazionale e internazionale», aveva aggiunto l’agenzia, precisando che non si trattava di spionaggio illecito bensì di analisi legale, in quanto basata sulla cosiddetta Osint (Open source intelligence).














