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28 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 13:43

“Se l’avessimo avuta con il peso che ha oggi, avremmo fatto ulteriori accertamenti, anche su Andrea Sempio“. Le dichiarazioni a Tgcom24 del colonnello Gennaro Cassese, tra i primi a intervenire sulla scena del delitto di Chiara Poggi nel 2007, introducono una rilettura a posteriori di alcune scelte investigative, in particolare sul peso attribuito all’“impronta 33”. Traccia – senza sangue e di cui si hanno solo foto che mostrano un colore rossastro provocato da un reagente chimico – che i pm di Pavia ritengono appartenga al nuovo indagato nell’inchiesta sul delitto di Garlasco, che sarebbe alle battute finali. Secondo l’ex comandante, se quella traccia avesse avuto allora il valore che oggi le viene potenzialmente riconosciuto, sarebbero stati svolti ulteriori accertamenti, anche nei confronti dell’allora amico 18enne del fratello della vittima. Tuttavia, questa ricostruzione si inserisce in un quadro che, sul piano processuale e tecnico, appare già ampiamente definito e in contrasto con tali affermazioni.

Il primo elemento di tensione riguarda proprio la natura dell’impronta 33. Non si tratta infatti di un reperto emerso solo oggi o trascurato all’epoca: al contrario, fu oggetto di analisi approfondite già durante le indagini iniziali e nei successivi passaggi giudiziari. I carabinieri del RIS ne avevano attestato l’“inservibilità e infruttuosità”, una valutazione poi recepita nelle sentenze che hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di reclusione. Questo significa che la traccia non è stata ignorata, ma esaminata e ritenuta priva di valore probatorio sufficiente. Quell’impronta era ed è parziale perché mancano le “creste”, la parte superiore ed era stata sottoposta a un doppio test per rilevare la presenza di sangue: il primo dà esito incerto (combur test) quello più specifico (Obti test che rileva sangue umano) restituisce un “esito negativo”. Quindi anche se fosse stata attribuita Sempio all’epoca, avrebbe avuto un significato relativo alla presenza del giovane in quella casa che frequentava in quanto amico di Marco Poggi, utilizzando anche il computer della vittima.