VENEZIA - Dalla polemica sui bus con la pubblicità della Lega "no moschea", ai video social e ai volantini dei candidati bengalesi del Pd in madrelingua (bengalese): il caso accende la campagna elettorale (anche sui social), con una polemica tra centrodestra e centrosinistra che infiamma la campagna elettorale.
Ieri è stata ancora la Lega a ribadire il proprio no alla realizzazione di una moschea in città: «Il Pd a Venezia diventa il Partito "teocratico" perché vuole aprire le porte del Comune all'islam più radicale», hanno accusato il vicesindaco Sergio Vallotto insieme all'europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint, intervenuti nella sede del partito in via Cesare Battisti a Mestre a partire dal tema dei manifesti elettorali "No Moschea".
Una campagna di affissioni con questo slogan estesa anche ai pullman dell'Actv che dal 22 aprile, per due settimane, vedranno le fiancate dei mezzi viaggiare con il motto contro la realizzazione di un centro di culto islamico a Mestre.
Slogan fortemente contestato nei giorni scorsi da Sumiya Begum candidata bengalese nelle fila del Pd, che ha bollato l'iniziativa leghista come «vergognosa e anticostituzionale».
Il vicesindaco Vallotto alla presenza dell'assessore Elisabetta Pesce e di diversi candidati consiglieri ha rivendicato la posizione delle Lega. «L'integrazione veramente efficace può funzionale solo se intendiamo il rispetto assoluto e totale delle persone, delle diversità ma soprattutto il rispetto delle leggi italiane, per chi oggi vive, lavora e cresce nel nostro territorio ha dichiarato Vallotto - Prima venga siglata un'intesa con lo Stato italiano come previsto, per tutte le confessioni religiose, dall'articolo 8 della Costituzione, poi vedremo. L'Islam però non vuole siglare perché non accetta che le nostre leggi possano valere più della Sharia».
















