L’argomento ogni tanto riaffiora nel dibattito pubblico e non ce ne libereremo facilmente: si tratta della crescita costante dei debiti pubblici nel mondo. Un trend che non si arresta in termini nominali. Tutto questo ha concrete ripercussioni sul mondo finanziario e sugli investitori perché va a toccare un asset class tanto cara al retail, i bond. Solo in Italia i fondi aperti obbligazionari avevano a febbraio uno stock di poco inferiore a 500 miliardi, il 36% del totale degli asset investiti.

Il quadro

L’ultimo allarme sui debiti pubblici è arrivato dall’Fmi (Fondo monetario). Secondo l’istituto di Washington il passivo degli Stati entro il 2029 raggiungerà il 100% del Pil (oggi siamo intorno al 95%). Se pensiamo che la ricchezza globale oggi è stimata in circa 126mila miliardi di dollari il quadro è più chiaro. I tassi di interesse in crescita e una forte sensibilità dei mercati alle politiche fiscali di fatto impediscono grandi spazi di manovra (il peso degli interessi sulla ricchezza mondiale è passato in pochi anni dal 2 al 3% del Pil globale).

Il debito pubblico cinese quest’anno andrà oltre il 100% del Pil e quello Usa si attesterà al 125% con l’Italia prevista al 138 per cento. Per 10-15 anni il mercato è stato alterato dagli interventi delle banche centrali. Poi sono arrivate due grosse crisi come Covid e Ucraina che hanno sdoganato livelli di deficit anche superiori al 5% del Pil.