L’emergenza geopolitica globale travolge i conti pubblici dell’eurozona. La guerra impone nuove regole e Giancarlo Giorgetti archivia i vecchi parametri sotto il peso dei conflitti. Il varo del Documento di finanza pubblica certifica un rallentamento della crescita e un rialzo dell'indebitamento per il prossimo triennio, delineando una fotografia macroeconomica sfocata dalla crisi. «Tutto questo dibattito sull'uscita dalla procedura mi interessava molto fino al 28 febbraio 2026, ovvero il giorno prima dell'inizio della guerra in Iran, dopo mi ha interessato molto meno», taglia corto il ministro dell'Economia in conferenza stampa, tratteggiando un quadro a tinte fosche per l'Italia intera.

La revisione dei target programmatici vidimata dal Consiglio dei ministri delinea i contorni di una nazione costretta a frenare il passo. Il Prodotto interno lordo riduce la sua espansione in modo progressivo. «Abbiamo adeguato il Pil nel 2026 che scende da +0,7% a 0,6%», annuncia il titolare del Tesoro, per poi replicare un modesto 0,6% nel 2027 e attestarsi allo 0,8% nel 2028. Di riflesso, la traiettoria dell'indebitamento netto sale per coprire i vuoti contabili pregressi. Il deficit si porterà al 2,9% nel 2026, abbandonando il rassicurante 2,8%, per poi lievitare al 2,8% nel 2027 e al 2,5% nel 2028. Un deterioramento dei saldi zavorrato dalle scorie edilizie, come ricorda lo stesso Giorgetti rimarcando che «senza i dati sul Superbonus l'andamento del debito pubblico sarebbe stato discendente».