Gli eventi li organizzavano, ma non ci sarebbe alcun coinvolgimento con le prestazioni a pagamento che alcune delle loro dipendenti avrebbero avuto con i calciatori. Deborah Ronchi e il compagno Emanuele Buttini hanno mantenuto questa linea difensiva nei loro interrogatori di garanzia davanti alla gip di Milano Chiara Valori. I due, titolari della Ma.De Milano, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione. Nelle quasi tre ore di interrogatorio, la coppia ha ribadito di aver organizzato solo «semplici serate mondane, nessun giro di prostituzione». E non c’entrerebbero nulla nemmeno con la diffusione alle feste della cosiddetta “droga della risata”, cioè l’inalazione di gas esilarante. I soldi incassati dai calciatori, hanno sostenuto, erano solo il pagamento delle feste esclusive che i due organizzavano in diversi locali milanesi.

Ronchi, laurata in economia, e Buttini, geometra, «oggi vengono dipinti come sfruttatori di povere donne», ha commentato il loro avvocato Marco Martini. «Hanno iniziato dal nulla» nel creare la loro società oggi finita sotto indagine, continua il difensore: «Loro non erano i diretti gestori del personale dipendente, non posso dire altro sul contenuto degli interrogatori se non che con questo accanimento si è distrutta la vita di due persone». Martini ha poi spiegato di aver avuto «poco tempo per leggere quello che è stato scritto», scherzando sul fatto di voler nominare «come consulenti Giuseppe Cruciani e Luca Bizzarri per rispondere a chi scrive di “coppia diabolica” e alla stampa più morbosamente interessata ai pruriti di soggetti molto benestanti piuttosto che al procedimento penale».