Negli scaffali dei supermercati e nei menu dei ristoranti compaiono sempre più spesso diciture come “senza glutine”, “senza lattosio” o “senza frutta a guscio”. Un segnale evidente di quanto il tema delle allergie alimentari sia ormai al centro dell’attenzione pubblica. Ma si tratta davvero di un’emergenza in crescita o di una maggiore capacità di riconoscere il problema? Lo abbiamo chiesto al dottor Renato Sambugaro specialista in allergologia e immunologia clinica.

“Le allergie alimentari sono effettivamente in costante aumento nei paesi industrializzati , spiega il dottore e le stime indicano che un bambino su quattro nella comunità europea è affetto da sintomi allergici. Anche in Italia studi recenti confermano questo trend, soprattutto tra i più piccoli, dove si registra circa un caso su cinquanta con diagnosi certa. Le cause sono molteplici: fattori ambientali come l’eccesso di igiene, la ridotta esposizione ai microbi nelle prime fasi della vita, le alterazioni del microbiota intestinale, l’inquinamento atmosferico e l’uso di antibiotici possono influenzare il sistema immunitario. A questo si aggiunge una maggiore consapevolezza e una migliore capacità diagnostica grazie a esami sempre più specifici. Tuttavia, l’autodiagnosi e le mode diffuse anche dai social contribuiscono a creare un allarmismo che non sempre corrisponde a reali allergie validate scientificamente.”