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Ultimo aggiornamento: 10:51
Il 26 aprile dopo il 25: una festa della liberazione bis a Venezia. Che festeggia dentro e fuori il teatro La Fenice per l’annullamento della nomina a direttrice musicale di Beatrice Venezi, vicina alla destra, gradita a Giorgia Meloni ma poi scaricata dal governo e dal ministro Giuli. Applausi, una lunga ovazione e grida di giubilo hanno accolto ieri sera il termine dell’ultima recita di “Lohengrin al Teatro La Fenice, diretto da Markus Stenz”: così il pubblico ha reagito con entusiasmo alla notizia. Anche gli orchestrali visibilmente felici si sono uniti agli applausi del pubblico. Poco prima dello spettacolo, invece, è stata improvvisata una sorta di festa in piazza a Venezia dopo il ‘licenziamento’ della direttrice sgradita: dopo le ore 20 fuori dal teatro, in campo San Fantin, oltre 150 persone, tra pubblico e maestranze, hanno applaudito a lungo a ritmo gridando “Viva La Fenice”. Presenti anche molti orchestrali, che poi hanno poi brindato “alla bella e inaspettata novità”. “Siamo felicissimi”, ha commentato l’orchestrale Marco Trentini, sindacalista Fials.
Diverse, molto diverse, le reazioni della politica, a partire da quelle dei candidati sindaci della città lagunare. “La decisione di annullare tutte le collaborazioni con Beatrice Venezi pone finalmente un punto fermo a una vicenda nata male e proseguita peggio” ha detto Andrea Martella, candidato sindaco di Venezia per il centrosinistra. Che poi ha continuato: “È la decisione che auspicavo da quando mi sono candidato. L’ho detto tante volte e lo ripeto anche oggi: la Fenice aveva bisogno di resettare una serie di scelte sbagliate e ripartire in una logica più serena e improntata alla condivisione, che permettesse di tutelare le grandi professionalità di un’orchestra amata in tutto il mondo e restituire al nostro Gran Teatro il rango internazionale che gli spetta e che merita”. Martella poi ha parlato di “metodo sbagliato”, “a partire dall’atteggiamento arrogante del presidente-sindaco Brugnaro. Serviva abbassare la tensione e riannodare con rispetto il dialogo, non alimentare contrapposizioni e forzature che nulla hanno portato di buono al Teatro”. “Ora mi auguro – ha concluso l’aspirante primo cittadino – che questa decisione permetta di riportare il focus su ciò che realmente conta: valorizzare fino in fondo l’eccellenza che la Fenice rappresenta, a Venezia e nel mondo, e mettere al riparo il suo prestigio da operazioni arroganti e amichettistiche che la destra ha rischiato di far pagare molto care al nostro Gran Teatro”.












